Gli altri siamo noi
C’è crisi, ripetono all’infinito i due comici presentatori di una nota trasmissione televisiva. Grazie, ce n’eravamo accorti, replicano sfiniti i cittadini, che forse di ridere non ne hanno poi così tanta voglia. Nuove parole d’ordine si impongono: il famigerato spread sui bund, il rating e le relative agenzie internazionali (Standard & Poor’s? Non conosco questo signore, ha candidamente confessato un parlamentare dall’ignoranza grottesca quanto spassosa), gli outlook, la road map in attesa del default. Neologismi da moderni Azzeccagarbugli, una sorta di latinorum spicciolo da ostentare al bar davanti agli amici impegnati a discettare di temi antichi quali calcio o motori; ma intanto i polli di manzoniana memoria, ossia la stragrande maggioranza degli Italiani, patiscono veramente i morsi di una contingenza drammatica e crudele. E ancor più sofferenza provoca il vedere una minoranza di privilegiati intenta a perseguire consumi sfarzosi dopo aver posteggiato l’auto di lusso fuori dai locali alla moda; e questo, ovviamente, in spregio ad una dichiarazione dei redditi più striminzita di quella di un metalmeccanico.
A Cesare ciò che è di Cesare (e a Dio ciò che è di Dio): forse nostro Signore era un precursore della correttezza fiscale? Sostenerlo come principio assoluto sarebbe certo azzardato; però il suo richiamo, anche considerato il diverso contesto temporale e sociale, si presta ad alcune considerazioni. Il primo a tirare le conclusioni pratiche di questo insegnamento è stato san Paolo che nella Lettera ai Romani scrive: “Ciascuno stia sottomesso alle autorità costituite; poiché non c’è autorità se non da Dio… Quindi chi si oppone all’autorità, si oppone all’ordine stabilito da Dio… Per questo dunque dovete pagare i tributi, perché quelli che sono dediti a questo compito sono funzionari di Dio”. Pagare lealmente le tasse per un cristiano (ma anche per ogni persona onesta) è un dovere di giustizia e quindi un obbligo di coscienza; è dunque atto solidale per eccellenza, anche se sovente disincentivato dalla vista di sperperi e ruberie a tutti i livelli, e lega gli appartenenti ad una comunità in un vincolo indissolubile. E’ poi compito di chi amministra il bene comune non offrire il fianco a censure rispetto alla propria integrità morale e politica; sotto questo aspetto, il corretto rapporto tra cittadini e governanti ai vari livelli accanto al rispetto della legalità costituiscono le premesse di una società equa ed attenta alle esigenze di ognuno. Non è vano, pertanto, l’insistere su questi temi soprattutto nei riguardi dei più giovani, a volte attirati invece da comportamenti più disinvolti se non addirittura spregiudicati.
La crisi picchia duro, si diceva. Sociologi ed economisti indagano sui mutamenti del vivere collettivo, e scoprono la sindrome della quarta settimana (ora per molti collocatasi già a partire dalla terza…), il calo dei consumi, il crescente ricorso al credito; e forse non era necessario scomodare menti tanto raffinate, il cambiamento è palpabile frequentando i luoghi della spesa quotidiana. Qualcuno ha suggerito di poter effettuare i saldi tutto l’anno, ma l’idea non ha trovato una particolare accoglienza, oltre a far nascere ai consumatori il sospetto di essere sempre stati allora imbrogliati con prezzi aumentati durante le vendite ordinarie. Altri hanno proposto invece la dilatazione degli orari di apertura dei negozi come toccasana alla recessione economica; ma quelli più dotati di buon senso hanno fatto presente che i portafogli vuoti alle sette di sera è difficile che vengano riscoperti miracolosamente pieni alle dieci o a mezzanotte. Così si è costretti a rinunciare agli acquisti, oppure si posticipano, o si opta per soluzioni più economiche, si scandagliano le offerte, le promozioni, gli sconti. Gli stessi studiosi citati poc’anzi avvertono però che è in fase di forte crescita un fenomeno nuovo, la cosiddetta solidarietà intergenerazionale: in parole povere, i nuclei familiari in difficoltà si appoggiano ai congiunti più prossimi, quasi sempre i genitori/nonni, per riuscire a tirare avanti. Così le nostre care, buone e vecchie famiglie, tanto bistrattate quanto indispensabili, suppliscono alle carenze di istituzioni pubbliche e private sempre più costrette a lesinare aiuti dalla crescente scarsità di risorse; e allora genitori e nonni si caricano di spese settimanali, turni di baby sitter, medicine e rate di mutui. Perché questi tempi di crisi offrono, paradossalmente, una sola certezza: che non vi sono più certezze. Diversi appartenenti al cosiddetto ceto medio rischiano di scivolare lentamente nella povertà, con il suo carico di umiliazione e sofferenza; gli amici di ieri prima o poi si diradano, e di nuovi è difficile incontrarne quando il pensiero dominante è tirare avanti il più possibile. Le famiglie tradizionali, quelle che sembrano un retaggio del passato, eccezioni di un mondo moderno lanciato verso un avvenire luminoso ed inarrestabile, sono invece la rete di solidarietà sempre attiva che accoglie e sostiene.
Ha scritto vent’anni orsono in un suo brano Giancarlo Bigazzi, famoso autore di apprezzate canzoni recentemente scomparso: “tanto prima o poi gli altri siamo noi.” Non è una semplice rima, se ci si sofferma un poco. La ruota della Storia gira in continuazione, macina esistenze e speranze, entra di prepotenza nelle innumerevoli storie dei singoli, mette in discussione conquiste che si credono ormai consolidate per sempre. Ma non è così, purtroppo; e allora potrebbe capitare che quegli “altri” che scorgiamo affannarsi per rimanere all’interno di un accettabile benessere siano solamente lo specchio impietoso di quello che potremmo divenire noi in un futuro forse non lontano.
